Amministratori nel mirino: minacce, intimidazioni e violenze nel 2019

I Sindaci e gli amministratori pubblici rappresentano un baluardo di legalità.
Per questo dovrebbero interpretare il loro ruolo nella difesa della collettività,
per il soddisfacimento degli interessi dei cittadini, il rispetto dei diritti, la trasparenza
.”
-Federico Cafiero de Raho, Procuratore Nazionale Antimafia-


In Italia uomini e donne che per un estremo senso di responsabilità civile hanno deciso di dedicare parte della propria vita alla comunità che vivono sono sempre più sotto tiro. Sindaci, assessori, amministratori locali, consiglieri e chiunque svolga una funzione pubblica è sempre più esposto ad intimidazioni, violenze e minacce. A riportarlo è il report annuale dell’associazione “Avviso Pubblico” che da nove anni denuncia la crescente violenza fisica, psicologica e mediatica contro gli amministratori locali. Dal rapporto, pubblicato questa settimana, relativo al 2019 emerge un quadro destabilizzante che mette in luce come da nord a sud non esista regione dove la criminalità, sia essa organizzata o comune, non colpisca chi svolge il proprio compito con competenza, responsabilità e trasparenza. Minacce e violenze che mettono a rischio uno svolgimento pienamente democratico della funzione pubblica.

I dati – “Violento, esteso e costante”. Bastano tre parole a descrivere il quadro della situazione registrata nel 2019 dall’associazione “Avviso Pubblico” che ha censito in 12 mesi 559 tra intimidazioni, aggressioni e minacce nei confronti degli amministratori locali. una media di 11 ogni settimana. Una ogni 15 ore. Una lunga scia di violenza che ha letteralmente travolto 336 comuni, il numero più alto mai registrato, in 83 province diverse. E per la seconda volta nella storia del rapporto, la prima nel 2017, sono coinvolte tutte le regioni italiane. Emerge quindi in modo chiaro ed inequivocabile la capillare diffusione di quelle che Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente di ANCI, definisce “vere e proprie forze che, attraverso la corruzione e il disprezzo delle regole, alimentano sentimenti eversivi nei confronti dei valori democratici su cui si basa la nostra Costituzione”.

A preoccupare ancor di più è l’aumento degli attacchi diretti che sono cresciti del 6% rispetto al 2018 e lo scorso anno hanno rappresentato l’87% dei casi, dato più alto mai registrato. Gli attacchi, cioè, sono rivolti sempre più in modo diretto alle persone mentre calano gli attacchi indiretti rivolti alle proprietà o ai parenti degli amministratori. Una vera e propria sfida allo Stato e alle sue istituzioni che colpisce in modo particolare le amministrazioni comunali che, essendo le istituzioni politiche più vicine ai cittadini e al territorio, sono quelle su cui maggiormente provano a fare pressioni criminalità e estremismi. Proprio nei confronti degli amministratori locali (Sindaci, consiglieri, assessori, vicesindaci ecc) si sono infatti registrate il 56% delle intimidazioni o violenze contro un 27% al personale della pubblica amministrazione e un 3% a rappresentati di regioni e province.

Ma c’è un dato che ancor di più fa emergere come questi episodi possano minare la vita democratica del paese. Non è un caso, infatti, che lo scorso anno il mese con più intimidazioni sia stato aprile con 58 casi. Proprio in quel periodo era in pieno svolgimento in gran parte del territorio nazionale la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni amministrative del maggio scorso che hanno portato alle urne il 48% dei Comuni Italiani per la scelta del sindaco e la relativa composizione dei consigli comunali. Mai come lo scorso anni si sono registrati infatti così tanti atti intimidatori nei confronti di candidati alle elezioni amministrative. Atti intimidatori che in diversi casi hanno portato addirittura le vittime a rinunciare alla propria candidatura ritenendo insostenibile il peso di tali minacce. È accaduto ad esempio a Parabita, Comune in provincia di Lecce chiamato alle urne dopo uno scioglimento per mafia e la gestione straordinaria dei commissari prefettizi, dove i reiterati atti intimidatori hanno spinto il candidato sindaco Marco Cataldo a ritirare la propria lista. Una chiara dimostrazione del perché non sia giusto inquadrare queste situazioni a meri atti di violenza ma si debba necessariamente vederli come un tentativo di sabotare i valori democratici costituzionalmente riconosciuti.

Modalità – Il rapporto evidenzia poi come vi sia una differenza nelle modalità con cui questi atti vengono perpetrati al Nord rispetto al Sud. Se nelle regioni meridionali, infatti, il principale metodo di intimidazione rimangono gli incendi (un caso ogni quattro) al nord i roghi sono solo al settimo posto tra le minacce per gli amministratori locali mentre crescono le violenze verbali sui social network. Unico filo conduttore che unisce l’intero paese sono le aggressioni fisiche che rappresentano la seconda minaccia tanto al nord quanto al sud. In generale emerge come, mentre al nord le minacce sono per lo più verbali o scritte, al sud si manifestano in modo più evidente ed eclatante. Nelle regioni meridionali, infatti, sembra esserci una minor preoccupazione di attirare l’attenzione o generare allarme sociale forse dovuta ad un maggior radicamento di fenomeni criminali nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Così sono proprio le regioni del sud quelle in cui le minacce verbali si tramutano più spesso in vere e proprie aggressioni, dirette o indirette, nei confronti degli amministratori locali.

Le regioni – Come detto, per la seconda volta nella storia del rapporto, sono coinvolte tutte le regioni italiane anche se, ovviamente, in misura differente. Il triste primato per il maggior numero delle aggressioni se lo è aggiudicato per il terzo anno consecutivo la Campania con 92 episodi nel corso del 2019 e 217 se si considera il triennio 2017-2019. Dati che fanno rabbrividire e che significano un attacco ogni quattro giorni evidenziando le criticità della regione. Dietro alla Campania si trovano altre 3 regioni del sud Italia: la Puglia (71 casi), la Sicilia (66) e la Calabria (53). Ma se le prime quattro posizioni non sorprendono, confermando i livelli registrati negli anni precedenti, la prima sorpresa arriva dal Nord Italia. Al quinto posto infatti si trova, con 46 atti intimidatori e un incremento del 64% in due anni, la Lombardia. La presenza pervasiva della criminalità organizzata calabrese e di un sistema corruttivo sempre più diffuso rendono infatti gli amministratori locali della regione “locomotiva d’Italia” maggiormente esposti ad episodi di questo tipo. In particolare, emerge il ruolo della città Metropolitana di Milano in cui si sono registrati nel corso del 2019 ben 16 casi che rendono il capoluogo lombardo la nona provincia per numero di intimidazioni.

Se i dati registrati nel corso del 2019 ci appaiono già tragici e ben poco incoraggianti, sembra proprio che il peggio debba ancora venire. In questo 2020, infatti, si potrebbero aprire ulteriori spazi per episodi del genere a causa della forte instabilità economica e politica generata dal coronavirus. L’emergenza sanitaria sarà certamente accompagnata da una forte crisi economica e sociale che le mafie, come affermato dal ministro dell’Interno e dal Procuratore nazionale antimafia, stanno già cercando di sfruttare per accumulare consenso sociale sui territori ed espandere la loro presenza nel nostro sistema produttivo e all’interno degli Enti locali. Quegli stessi enti locali che dovrebbero essere baluardo di legalità sui territori potrebbero così ritrovarsi ancor più assediati da nemici pronti a tutto. Nemici contro cui tutti noi siamo chiamati a combattere. Per difendere la democrazia. Per difendere il nostro paese.

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