The Room Where It Happened: Il libro che fa tremare Trump

L’ex Consigliere alla Sicurezza Nazionale John Bolton è pronto a rivelare con il suo libro alcuni dei retroscena più gravi ed imbarazzanti dei 17 mesi passati al fianco di Donald Trump. La casa Bianca si affretta per provare a bloccarne la pubblicazione ma diversi passaggi sono già trapelati.

577 pagine di rivelazioni esplosive. Il primo “j’accuse” a Trump da parte di un alto esponente dell’amministrazione americana. Parole che pesano come pietre a 5 mesi dalle elezioni presidenziali. John Bolton sarebbe pronto a pubblicare “The Room Where It Happened”, il libro in cui racconta i retroscena vissuti durante i suoi 17 mesi da Consigliere alla sicurezza Nazionale del presidente Donald Trump. La sua uscita in libreria è prevista per martedì prossimo, 23 giugno, ed è già al primo posto nelle classiche sugli ordini di vendita online di Amazon. E mentre monta il clamore per un libro che potrebbe travolgere Trump, la Casa Bianca prova a correre ai ripari. Il Dipartimento della Giustizia sarebbe al lavoro nel tentativo di impedire la pubblicazione ed avrebbe già presentato un’ingiunzione contro la “Simon & Schuster” sostenendo che nel testo siano rivelate informazioni confidenziali e top secret che potrebbero mettere a rischio la sicurezza degli americani. Ma mentre la Casa Bianca corre contro il tempo, i libri sono già arrivati alle librerie in vista di quello che potrebbe diventare “il martedì nero” di Donald Trump. E, come se non bastasse, diversi estratti sono già trapelati.

Cina – La rivelazione più scioccante, tra quelle in possesso della stampa statunitense, riguarda il rapporto tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Dietro la guerra commerciale tra USA e Cina ci sarebbe infatti ben altro e i fatti sembrano non rispecchiare la linea politica di Trump. Secondo quanto riportato da Bolton, durante il G20 di Osaka di un anno fa il presidente americano avrebbe a lungo discusso con il suo omologo cinese chiedendo aiuto a Xi per aumentare le proprie possibilità di rielezione nel 2020. In particolare Trump avrebbe chiesto al presidente cinese, sulla carta un nemico politico e commerciale, di prevedere un sostanzioso investimento per acquistare prodotti agricoli americani in stati considerati strategici in vista delle presidenziali di novembre. Per tentare di rimanere al potere, il presidente americano, si è mostrato aperto ad ogni genere di distensione dei rapporti con la Cina arrivando a promettere un alleggerimento delle sanzioni alla “ZTE” il colosso delle comunicazioni cinese finito al centro di inchieste federali.

Se da un lato, dalle prime indiscrezioni, non si sa se le affermazioni di Bolton siano fondate e dimostrabili, dall’altro l’analisi di quel che è accaduto dopo quel G20 sembra confermare le sue dichiarazioni. Pochi mesi dopo, in autunno, la guerra commerciale tra le due potenze si è affievolita grazie ad un accordo tra i due governi per l’acquisto da parte della Cina di prodotti agricoli statunitensi per un totale di 40-50 milioni annui. Un accordo che seguì alla decisione del Dipartimento di Giustizia di lasciar cadere le accuse e interrompere il divieto di acquisto di prodotti americani da parte della ZTE in cambio del pagamento di una multa di 1 miliardo di dollari.

Impeachment – Altro tema scottante toccato nel libro è quello relativo al processo al presidente Trump celebrato ad inizio anno in Senato. Bolton sembra infatti offrire prove concrete e dirette del fatto che Trump abbia negato l’elargizione di aiuti all’Ucraina se non in cambio di un’indagine su Biden. Si tratta di fatto del cuore dell’accusa di impeachment mossa dai democratici contro il presidente, assolto poi in Senato. Bolton afferma che lui e il segretario di Stato Mike Pompeo e il segretario alla Difesa Mark T. Esper hanno più e più volte provato a convincere il presidente a sbloccare gli aiuti militari all’Ucraina che ne aveva un disperato bisogno per resistere alla pressione della Russia. Trump, sostenitore di teorie complottiste secondo cui il paese avrebbe tentato di fargli perdere le elezioni del 2016, avrebbe letteralmente detto ai suoi consiglieri di non essere “per un cazzo interessato ad aiutarli” almeno fino a quando “tutti i materiali di indagine della Russia relativi a Clinton e Biden non fossero stati consegnati”.

Accuse pesanti che riportano al centro del dibattito pubblico e politico l’impeachment contro il presidente. Se infatti la tesi di Bolton fosse vera dimostrerebbe che Trump ha di fatto utilizzato i soldi dei contribuenti americani come leva per ottenere aiuti personali da un paese straniero. Verrebbe dunque confermata la tesi sostenuta dalla Camera secondo cui si sarebbe verificato un vero e proprio abuso di potere tanto anche se poi il Senato, a maggioranza repubblicana, ha smontato le accuse.

Ignoranza – Dai tanti episodi trapelati emerge in modo chiaro una profonda e malcelata ignoranza del più potente uomo al mondo. Nel 2018, ad esempio, durante un incontro con l’allora primo ministro britannico Theresa May, Trump si era mostrato sorpreso nell’apprendere che il Regno Unito fosse una potenza nucleare. “Ah voi avete il nucleare?” avrebbe chiesto, in tono “tutt’altro che ironico”, il presidente alla May dimostrando di fatto di non essere a conoscenza del fatto che uno dei principali alleati degli Stati Uniti sia stato il terzo paese al mondo dopo USA e Unione Sovietica a testare dispositivi nucleari nel 1952. Non proprio una gaffe da poco che, probabilmente, si sarebbe potuto evitare facilmente. Come era riuscito per un soffio ad evitare un’altra brutta figura durante un incontro con il presidente Putin ad Helsinki. Secondo quanto riportato nel libro, infatti, poco prima dell’inizio del vertice, Trump avrebbe chiesto ai suoi consiglieri spiegazioni sul ruolo della Finlandia sostenendo che fosse “una sorta di paese satellite della Russia”. La lezione di geografia da parte dei suoi consiglieri, che si sono affrettati a chiarire che si tratta di un paese sovrano pienamente indipendente, ha evitato il peggio.

Consiglieri che hanno evitato, oltre a figuracce, anche scenari ben peggiori. Dopo aver etichettato Maduro come dittatore ed essersi schierato apertamente con Guaidò, Trump avrebbe ventilato l’ipotesi di un operazione militare in Venezuela. Stando a quanto riporta Bolton, il presidente americano durante un vertice alla Casa Bianca avrebbe detto che sarebbe stato “figo invadere il Venezuela” che tanto “è parte degli Stati Uniti d’America”. Oltre all’ennesimo strafalcione geografico, in questo caso, i suoi funzionari hanno dovuto rimediare anche alla semplicità con cui Trump sarebbe voluto entrare in guerra con il paese sudamericano.

Bolton – L’ex Consigliere alla sicurezza Nazionale non solo è una figura di spicco nella storia americana ma è anche spesso al centro di bufere e polemiche. Ex esponente delle amministrazioni Reagan, Bush senior e George W. Bush ha posizioni spesso estreme soprattutto in fatto di politica estera tra cui spicca la sua strenua difesa della guerra in Iraq e le proposte di interventi armati in Iran e Corea del Nord. La recensione del New York Times sul libro non fa sconti a Bolton. Definisce il racconto di Bolton come pieno di dettagli di scarso rilievo, ossessionato da nemici, auto-celebrativo. Nell’insieme a tratti noioso e a tratti con segni di squilibrio. Non per questo, però, appare oggi meno significativo nella battaglia sul futuro della presidenza Trump.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...