Tra reazione allergiche e dosi in eccesso: guida rapida al vaccino

“Sono morti più 260 mila americani e mi rivolgo alle famiglie che hanno perso i loro cari.
So che cosa significa ritrovarsi a tavola con una sedia vuota, specie in giorni come questi.”
-Joe Biden-


Pronti, via. Dopo l’annuncio dell’agenzia europea del farmaco di voler anticipare dal 29 al 21 la riunione per la valutazione e l’approvazione del vaccino Pfizer-Biontech in tutta Europa ci si prepara a vaccinazioni su larga scala come già sta accadendo da una settimana circa nel Regno Unito e negli Stati Uniti. In Italia si dovrebbe partire tra una settimana esatta con le prime 9750 dosi di vaccino che verranno somministrate in tutta in tutte le regioni italiane: ad avere il maggior numero di dosi per la prima somministrazione simbolica sarà la Lombardia, con 1.620 dosi, seguita dall’Emilia Romagna (975), dal Lazio (955), dal Piemonte (910) e dal Veneto (875). Le regioni che riceveranno meno dosi sono la Valle d’Aosta (20), il Molise (50) e l’Umbria (85). In questi giorni, però, le campagne lanciate in Gran Bretagna e USA sono tenute in osservazione da tutto il mondo che studia i modelli applicati e i problemi rilevati.

Dosi – La prima, buona, notizia arriva dagli Stati Uniti dove le dosi dei vaccini sarebbero più di quanto era stato ipotizzato. Se inizialmente si pensava che ogni fiala di vaccino contenesse cinque dosi, ora gli operatori sanitari impegnati nella campagna statunitense stanno sottolineando come in ogni fiala vi siano fino a due dosi in più rispetto a quanto dichiarato. Se in condizioni normali le dosi in eccesso verrebbero scartate, in una situazione critica come quella attuale la FDA ha autorizzato l’utilizzo di tutte le dosi presenti nelle fiale in possesso degli operatori portando ad un aumento del 40% dei vaccini a disposizione. L’unico paletto messo dall’FDA è il divieto assoluto di miscelare dosi di fiale diverse, qualora infatti in una fiala dovesse rimanere meno di una dose intera sarà vietato prelevarne parte da una fiala diversa per evitare contaminazioni potenzialmente pericolose.

A mettere le mani avanti in questo caso è stata la stessa casa produttrice dell’unico vaccino attualmente somministrabile, la Pfizer, che ha sottolineato come non sia automatica la presenza di sette dosi per ogni fiala. “La quantità di vaccino rimanente nella fiala multidose dopo la rimozione di cinque dosi” ha fatto sapere in un comunicato “può variare, a seconda del tipo di aghi e siringhe utilizzati”. L’importante, insomma, sarà somministrare sempre la giusta dose senza sforzarsi per far uscire da ogni fiala sette dosi. Il consiglio, infatti, è quello di verificare sempre al termine delle cinque dosi ufficiali se vi sia sufficiente materiale per ricavarne un’altra o più.

Reazioni – Sotto i riflettori negli ultimi giorni sono però finite anche le reazioni che hanno avuto alcuni dei primi pazienti sottoposti a vaccino. Preoccupante ed ampiamente ripreso in tutto il mondo è stato il caso di un’operatrice sanitaria del Bartlett Regional Hospital di Juneau, nell’Alaska meridionale. Una decina di minuti dopo la somministrazione del vaccino la donna, che non presentava altre patologie ne allergie pregresse, ha iniziato ad accusare una reazione anafilattica con fiato corto e l’aumento della frequenza cardiaca. L’intervento dei medici che le hanno somministrato adrenalina ha calmato la reazione che però si è ripresentata nel giro di poche ore costringendo i medici a somministrarle steroidi ed altra adrenalina e a trasferita per precauzione in terapia intensiva. Il giorno seguente la reazione era terminata del tutto e dopo un paio di giorni di osservazione è stata dimessa. Una reazione che ha alimentato il dibattito pubblico portando ad una nuova ondata di esternazioni da parte dei movimenti “no vax” che hanno immediatamente strumentalizzato il caso per rilanciare la tesi di un vaccino insicuro e pericoloso.

In realtà quello che è successo in Alaska è un caso particolarmente isolato. Non si segnalano, infatti, altri casi di reazioni così gravi da richiedere un ricovero mentre le reazioni allergiche gravi si sono registrati solo in pochissimi casi. Nel Regno Unito solo due operatori sanitari hanno sviluppato reazioni gravi ma in entrambi i casi, come ha sottolineato l’NHS, si trattava di persone che già in passato avevano avuto reazioni simili a precedenti vaccini o farmaci. Negli USA, dove le autorità stanno monitorando da vicino la situazione catalogando i casi di reazioni per programmare il prosieguo della campagna vaccinale, si sono registrati sei casi di reazioni gravi su 272.000 dosi somministrate ai pazienti. Circa un migliaio invece sarebbero i pazienti che hanno manifestato reazioni di media entità entro la finestra di osservazione mentre sintomi lievi (febbre, mal di testa e brividi) sono frequenti nelle prime 24 ore ma una volta manifestati si esauriscono nel giro di poche ore.  Pur restando la raccomandazione, come d’altronde per ogni tipo di farmaco, di evitare la somministrazione a persone che già in passato abbiano manifestato reazioni allergiche, il vaccino Pfizer sembra essere ad oggi abbastanza stabile e con effetti collaterali limitati tanto da spingere i paesi che hanno già lanciato le proprie campagne vaccinali a non modificarle.

Test – Come dimostrano i documenti, pubblici e consultabili sul sito della Food and Drug Administration (FDA), il vaccino è stato testato seguendo tutti i protocolli previsti dalle autorità sanitarie. La fase di sperimentazione è durata mesi ed ha coinvolto 44 mila volontari che si sono sottoposti a test clinici e vaccinazioni negli scorsi mesi per permettere un perfezionamento delle dosi da somministrare su larga scala. Le centinaia di pagine di documentazione fornite dalla Pfizer-BioNTech presentano i risultati dei tre test clinici che hanno portato all’appprovazione definitiva di un vaccino che presenta un’efficacia del 95% in seguito alla seconda somministrazione che deve essere fatta entro 3-4 settimane dalla prima. L’efficacia del vaccino risulta buona già dopo la prima dose (52%) mentre è definita molto buona ed al di sopra delle aspettative al termine del ciclo di due dosi. Particolarmente rilevante è poi il dato relativo all’efficacia nelle varie fasce: dai test risulta infatti che il livello di efficacia si è mantenuto alto a prescindere dal genere, dall’età, dalla provenienza geografica e dalla presenza di problemi di salute nei volontari.

I documenti forniti all’agenzia da Pfizer-BioNTech indicano che diversi volontari hanno segnalato qualche segno di malessere temporaneo nelle ore dopo la somministrazione della seconda dose. Nella fascia tra i 16 e i 55 anni, più della metà ha indicato una sensazione di affaticamento e mal di testa; un terzo ha segnalato di avere i brividi e il 37 per cento di avere dolori muscolari. Tra gli over 55, circa la metà ha detto di avvertire un certo affaticamento, un terzo mal di testa e/o dolori muscolari e un quarto i brividi. Gli effetti avversi sono stati temporanei e si sono risolti nella maggior parte dei casi a un giorno di distanza dal ricevimento della seconda dose. Altri vaccini impiegati da tempo contro diverse malattie causano effetti transitori di questo tipo, e non costituiscono quindi una preoccupazione per quanto riguarda il nuovo vaccino. Alcuni medici ritengono che alla somministrazione della seconda dose potrebbe essere associato un giorno di malattia per i lavoratori, in modo da ridurre i rischi e incentivare il completamento della vaccinazione.

I dati sperimentali e le campagne di vaccinazione già avviate con il vaccino Pfizer sembrano dunque smentire, o quantomeno ridimensionare, le tesi di no mask, no vax e gilet arancioni. Ma mentre i vari soggetti anti “dittatura sanitaria”, da qualche giorno confluiti insieme all’estrema destra di Forza Nuova nel nuovo partito Italia Libera, continuano a gridare alla pericolosità dei vaccini l’Italia si prepara a somministrare le prime dosi. Chissà se anche loro ne vorranno una.

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