Il carosello degli eletti tra condannati, incandidabili, parenti ed amici

Cosa porterei dal mondo del calcio a quello della politica?
Comincerei col portare le regole, noi in campo le abbiamo e le dobbiamo rispettare.

-Zdeněk Zeman


Una settimana fa in sette regioni e 1.177 comuni non si è votato solo per il referendum ma anche, e soprattutto, per le elezioni regionali e comunali. Elezioni che hanno portato al rinnovo di consigli e giunte e che hanno permesso a migliaia di nuovi consiglieri di entrare nel mondo della politica. Non tutti, infatti, hanno preso la stessa decisione della candidata di centrodestra alla presidenza della Regione Toscana che, esattamente come fece in Emilia-Romagna la Borgonzoni, una volta sconfitta ha rinunciato anche alla poltrona di consigliere regionale per tenere quella ben più remunerativa da Europarlamentare. Ma tra chi ha deciso di rimanere attaccato alla poltrona appena conquistata c’è anche una schiera di soggetti ambigui.

Regionali – Le elezioni regionali hanno portato al rinnovo dei consigli in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto e Valle d’Aosta. Proprio in quest’ultima regione si sta scatenando in questi giorni una feroce battaglia politica a seguito dell’accordo tra centrosinistra e autonomisti che ha di fatto escluso la lega dalla maggioranza nonostante fosse risultata il primo partito alle urne. Un dibattito che ha messo in secondo piano la bizzarra rielezione di Augusto Rollandin. L’ex presidente della regione nel marzo 2019 scorso era stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione con la conseguente interdizione dai pubblici uffici che in base alla legge Severino lo aveva fatto decadere da consigliere regionale. Ma con gli effetti della Severino che scadranno a fine novembre, un nuovo posto in consiglio ha certamente fatto gola a Rollandin che ha deciso di candidarsi con la lista “Pour l’Autonomie” ed ha conquistato la sua poltrona. A partire da novembre, però. Fino ad allora il suo seggio sarà occupato dal primo degli esclusi nella sua lista.

Ma la legge Severino, fortunatamente per Zaia, non si applica a molti reati. Così nel consiglio regionale del Veneto possono essere eletti senza troppi problemi due consiglieri condannati in via definitiva. Tra i cinque consiglieri che rappresenteranno Fratelli d’Italia troviamo Daniele Polato, già assessore alla sicurezza a Verona condannato nel dicembre scorso per aver convalidato in documento di raccolta firme per la presentazione della lista di Forza Nuova alle passate elezioni regionali. Non ci sarebbe nulla di strano, tantomeno di illegale, se non fosse che molte di quelle firme sono poi risultate false. A 9 mesi dalla condanna è risultato il più votato di Fratelli d’Italia con oltre 10mila preferenze. Semila in più di quante ne abbia prese Enrico Corsi, eletto nelle file della Lega nonostante una piccola condanna per propaganda razzista ricevuta nel 2008 per aver diffuso, insieme a Flavio Tosi, volantini con slogan razzisti contro un campo nomadi. Ma una condanna per razzismo passa certamente in secondo piano in una lista in cui a con 4.000 preferenze arriva in consiglio anche quel Gabriele Michieletto che paragonò l’allora ministra Cècile Kyenge ad un gorilla con un post su Facebook.

E se in Veneto in consiglio ci va chi è stato condannato, in Campania viene eletto chi è stato raccomandato. Nel fortino di De Luca, da destra a sinistra, va in scena la parentopoli all’italiana. Nella coalizione di centrosinistra troveremo seduto tra i banchi del Partito Democratico nel nuovo consiglio Massimiliano Manfredi, fratello del più noto Gaetano Ministro dell’Università nel governo attuale ed ex rettore dell’Università Federico II di Napoli. A fargli compagnia ci sarà anche Bruna Fiola, figlia di Ciro presidente di Confcommercio e già consigliere a Napoli, eletta con circa 20.000 preferenze. Nella lista di De Luca troviamo Vittoria Lettieri, figlia di Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri, che prende più preferenze di Paola Raia, sorella di quel Luigi Raia che fu esponente di spicco di Forza Italia vicino a Nicola Cosentino e messo oggi da Vincenzo De Luca a capo dell’Agenzia Unica del Turismo della Campania. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Così anche nel centrodestra troviamo eletti ad esempio Giampiero Zinzi, il cui padre Domenico fu presidente della provincia di Caserta e consigliere regionale, che siederà a fianco di Anna Rita Patriarca, figlia dell’ex parlamentare della Democrazia Cristiana Francesco Patriarca. Quello stesso Francesco Petrarca condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa per aver pilotato appalti a favore del boss dei casalesi Antonio Iovine.

Amministrative – Ma se le regionali regalano situazioni al limite dell’immaginabile, le amministrative sembrano andare oltre. A meno di una settimana dalle elezioni, ad esempio, c’è già il primo comune vicino allo scioglimento. A Carbone, in provincia di Potenza, ha vinto la lista “Onesti e Liberi”, capeggiata da Vincenzo Scavello. Onesti, liberi e mai visti considerando che Scavello è nato e vive a Messina e si era candidato esclusivamente per poter ottenere dal proprio datore di lavoro un’aspettativa retribuita durante il periodo di campagna elettorale. Ma oltre alle ferie pagate, per Scavello è arrivata anche una vittoria inaspettata che lo ha costretto a dimettersi immediatamente condannando il comune al commissariamento e a nuove elezioni.

Chi non si è ancora dimesso, e non ha intenzione di farlo, è invece Fabio Altitonante. Consigliere di Forza Italia in Regione Lombardia, Altitonante è stato eletto a sindaco di Montorio al Vomano, comune di 8.000 abitanti in provincia di Teramo. Ma su di lui non grava solo il doppio incarico istituzionale, a rendere ancor più bizzarra la sua elezione vi è il fatto che attualmente risulta essere sotto processo nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei Poveri” riguardante un sistema di tangenti e appalti pilotati in Regione Lombardia. Arrestato nel maggio 2019, Altitonante è attualmente imputato per “traffico di influenze illecite”. Non proprio una cosa da nulla, insomma, a maggior ragione se si considera che è una delle cause di incandidabilità stabilite dalla “Legge Severino”. Se dovesse essere condannato, insomma, la sua esperienza da sindaco verrebbe bruscamente interrotta.

Non è invece contemplata dalla Legge Severino l’incandidabilità nei casi come quello di Paolo Montagna. Eletto a sindaco di Moncalieri, Montagna è già indagato in relazione ad una condanna che subì qualche anno fa. Nel 2017, in seguito all’accesso abusivo al sistema informatico della Polizia, Montagna era stato condannato a svolgere tre mesi di volontariato con la Protezione Civile. Dopo tre mesi ha certificato di aver concluso la sua esperienza, ma nessuno lo aveva mai visto. Ora, dunque, è scattata la nuova imputazione per falso ideologico.

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