Relazione DIA: ecco come le mafie prenderanno tutto grazie al covid

Nella relazione sul secondo semestre 2019, la Direzione Investigativa Antimafia si sofferma a lungo anche su quello che accadrà in futuro. Il coronavirus porterà grandi opportunità per la criminalità organizzata offrendo un doppio scenario in cui agire

Per la prima volta la Direzione Investigativa Antimafia va oltre il semplice riepilogo. Nella relazione sul secondo semestre del 2019, infatti, la DIA inserisce uno “Speciale Covid” di 16 pagine in cui analizza gli scenari possibili per la criminalità organizzata in tempo di pandemia. Nel capitolo vengono analizzati gli obiettivi a breve e lungo termine delle mafie italiane nel tentativo di comprendere le strategie con cui i clan tenteranno di trarre vantaggio dall’emergenza sanitaria globale. Un quadro ben poco incoraggiante che porta la DIA ad ipotizzare per la criminalità “prospettive di espansione e arricchimento paragonabili ai ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico”. Un contesto in cui le mafie si muoveranno su un doppio scenario: un primo di breve periodo incentrato sul rafforzamento del consenso sociale sul territorio e un secondo di lungo periodo in cui le cosche proveranno ad attuare strategie di espansione.

Al primo scenario stiamo assistendo in questi mesi con tutte le organizzazioni impegnate nel garantire forme di assistenzialismo a cittadini ed imprese in difficoltà. Attraverso il proprio potere e l’ampia disponibilità di capitali, i clan sono in grado di “porsi come welfare alternativo, come valido ed utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale”. Più rapida e spesso più efficiente dello stato, la mafia riesce in questo modo a consolidare il consenso sociale nei territori di tradizionale presenza mafiosa elargendo prestiti, sostenendo le imprese e i commercianti in difficoltà e supportando l’economia locale attraverso gli aiuti a titolari di attività commerciali. Forme di assistenzialismo che rappresentano secondo gli inquirenti “un vero e proprio investimento sul consenso sociale, che se da un lato fa crescere la “rispettabilità” del mafioso sul territorio, dall’altro genera un credito, da riscuotere, ad esempio, come “pacchetti di voti” in occasione di future elezioni.”. E se nel breve periodo l’interesse sarà posto principalmente sulle comunità locali, nel medio-lungo termine la criminalità organizzata proverà ad uscire dalle aree tradizionali per allungare i propri tentacoli su scala globale. “L’economia internazionale” si legge nella relazione “avrà bisogno di liquidità ed in questo le cosche andranno a confrontarsi con i mercati, bisognosi di consistenti iniezioni finanziarie”.  

Sul piano dell’economia legale, dunque, la DIA evidenzia come la disponibilità di ingenti capitali e “la semplificazione delle procedure di affidamento, in molti casi legate a situazioni di necessità ed urgenza” potrebbero favorire l’infiltrazione criminale in diversi settori. In particolare investimenti importanti potrebbero arrivare nel cosiddetto “ciclo della sanità” ambito che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione dei clan, come dimostrano i commissariamenti delle Aziende Sanitarie di Reggio Calabria e Catanzaro, sia per le consistenti risorse che vengono destinate a quel settore sia per il controllo sociale che può garantire. In ambito sanitario la criminalità organizzata potrebbe provare a mettere le mani in particolare sulla produzione e distribuzione di dispositivi medici e di protezione e sullo smaltimento dei rifiuti speciali la cui produzione è aumentata a dismisura a seguito dell’emergenza. L’utilizzo più che raddoppiato di mascherine e altri dispositivi da smaltire come rifiuti speciali con conseguenti costi più elevati per ospedali e aziende. Facendo leva su costi più bassi la criminalità potrebbe infiltrarsi in quel business e smaltire in modo irregolare e con pesanti ripercussioni su ambiente e salute i rifiuti ospedalieri.

C’è poi un aspetto, non trascurabile, connesso all’alta mortalità dovuta al coronavirus, che ha imposto carichi di lavoro maggiori sia alle imprese di onoranze funebri che ai servizi cimiteriali. Nel primo caso sarà importante verificare, specie nei presidi ospedalieri dichiarati “COVID”, se vi siano imprese che sono state favorite più di altre. Per quanto riguarda i servizi cimiteriali è invece opportuno verificare se le cosche potranno, in qualche modo, incidere sulle decisioni delle amministrazioni comunali in merito alla gestione dei cimiteri, con particolare riferimento alle modifiche ai Piani Regolatori Cimiteriali e ai criteri di assegnazione delle concessioni. Di contro, il turismo, la ristorazione e i servizi connessi alla persona sono tra i settori che hanno più risentito del lockdown, e che faranno registrare una netta diminuzione del fatturato dovuta alla prospettiva di una stagione estiva difficile, per affrontare la quale, in molti casi, sono stati già fatti investimenti e ristrutturazioni immobiliari, i cui costi dovranno comunque essere sostenuti. Ne deriverà una diffusa mancanza di liquidità, che espone molti commercianti all’usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti soprattutto per quel che riguarda alberghi, ristoranti e bar, bed & breakfast, case vacanze e attività simili.

Da sempre la criminalità organizzata ha saputo cogliere i cambiamenti nella società e nell’economia per sfruttarli a proprio vantaggio e trarne il massimo beneficio possibile. Dalla relazione della DIA sembra emergere come l’emergenza sanitaria in corso non rappresenti un’eccezione. Il lockdown e lo shock, economico e sociale, che ne è conseguito hanno di fatto ampliato quelle sacche di povertà e disagio sociale già esistente. Ecco allora che per la mafia si è venuto a creare un terreno fertile per il consolidamento delle mafie. Nei territori a tradizionale insediamento mafioso, quella Questione meridionale non solo mai risolta, ma per decenni nemmeno seriamente affrontata, “offre alle organizzazioni criminali da un lato la possibilità di esacerbare gli animi, dall’altro di porsi come welfare alternativo, come valido ed utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale”. Offre dunque quel consenso sociale che permette alle mafie di consolidare il proprio potere e fare quel salto in una dimensione macro. Così rinvigorita dal nuovo consenso sempre più ampio, la criminalità riesce a rispondere alla paralisi economica che mette in ginocchio piccoli e medi imprenditori. Riesce a sfruttare ogni singola opportunità per infiltrare il mercato e l’economia legale. Noi non dobbiamo perdere l’occasione di impedirglielo. Prima che sia troppo tardi.

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