The upside of the downside

Dal 2014, donne israeliane e palestinesi si sono unite in un unico movimento per chiedere la pace a Gaza ed una soluzione che ponga fine all’eterno conflitto israelo-palestinese. Women Wage Peace vuole proporre una strada nuova fatta di “speranza, amore, luce, dignità, inclusione e riconoscimento reciproco”

Da più di sessant’anni la questione palestinese sconfina i territori del Medio Oriente e del Nord Africa coinvolgendo gli attori più influenti dell’Occidente; da ormai decenni si discute di una risoluzione pacifica da entrambi i fronti ma nonostante ciò la guerra dell’estate 2014 a Gaza ha causato più di 2,200 morti e distrutto circa 19,000 abitazioni. Oltre a distruzione e violenze, nel susseguirsi dei decenni si è assistito a innumerevoli tentativi di dialogo fra i due popoli, alcuni dei quali hanno portato a notevoli risultati. In particolare, il filo rosso che, a partire dagli anni ’20 ha unito le donne palestinesi e israeliane, narra storie di dialogo, di liberazione, di collaborazione ma anche di fallimenti, difficoltà e reazioni negative. Infatti, i recenti eventi sanguinosi del 2014 hanno frenato i rapporti di pace causa delle violenze dell’esercito israeliano. Il movimento della Women Wage Peace, tuttavia, ha ridato speranza a chi era già attivo chiamando in causa anche nuove generazioni pronte a scendere nelle piazze e nei palazzi delle istituzioni per discutere insieme una reale possibilità di cooperazione.

IL MOVIMENTO Il movimento nasce nel giugno 2014 dopo la guerra a Gaza coinvolgendo donne palestinesi ed israeliane con l’obiettivo di ottenere una risoluzione pacifica. Il gruppo non ha leader, si coordina via Whatsapp, via mail, tramite Facebook e organizza incontri su diversi territori. Oltre alle grandi manifestazioni e marce negli ultimi anni, il movimento organizza azioni quotidiane per sensibilizzare la popolazione al dialogo e alla pace. Il progetto è ispirato dall’azione di Leymah Gbwoee, premio Nobel per la Pace nel 2011, che guidò una forma di resistenza non violenta formata da donne mussulmane e cristiane durante la guerra civile in Liberia. Il movimento della Women Wage Peace oggi può contare sul sostegno di migliaia di donne sia in Israele che in Palestina: donne laiche, di destra, di sinistra, colone, mussulmane, ebree unite dalla volontà di una pacifica convivenza tra popoli. Oggi le migliaia di volontarie si mobilitano affinché i leader politici lavorino con rispetto e coraggio, includendo la partecipazione delle donne per trovare una soluzione al conflitto. La collaborazione con le donne palestinesi è stata organizzata da Huda Abuarqoub che alla fine della Marcia della Speranza del 2016 ha affermato: «Sono qua con donne che hanno scelto coraggiosamente di intraprendere una strada che non è ancora stata percorsa. Una strada di speranza, amore, luce, dignità, inclusione e riconoscimento reciproco. E sono anche qui per dirvi, sì, avete un partner, e lo avete visto».

LE REAZIONI Dal 2017 ogni settembre viene organizzata una marcia per la pace che dura due settimane con migliaia di donne di ogni provenienza sociale e di ogni appartenenza politica e credo religioso. Molte personalità israeliane hanno sostenuto e partecipato alle manifestazioni tra cui alcuni deputati dell’opposizione israeliana e altri della coalizione di destra, così come molti intellettuali, artisti e scrittori venuti da tutto il mondo. Nell’ambiente politico importante, invece, è stato l’appoggio di esponenti dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e dell’Autorità Palestinese. Dall’altro canto Hamas si è fin da subito opposto al movimento: attraverso un comunicato ufficiale gli esponenti del movimento hanno denunciato l’iniziativa e hanno definito l’intenzione di creare un dialogo con Israele “una rinuncia al consenso nazione e un’offesa fatta alla storia del nostro popolo”.

GLI OBBIETTIVI Attualmente l’obbiettivo principale del movimento è l’espansione della rappresentanza delle donne e l’intensificazione degli sforzi nel realizzare un percorso costruito sul rispetto reciproco per raggiungere in futuro una convivenza pacifica. Questa nuova espressione di collaborazione potrebbe essere quella vincente; grazie all’influenza dei social, le donne della Women Wage Peace riescono a raggiungere una platea sempre più ampia che oggi conta più di ventimila membri e, grazie alla nuova ondata del femminismo intersezionale, ogni volontaria può sentirsi finalmente rappresentata. Famoso anche grazie al video della canzone dell’artista israeliana Yael Deckelbaum “La Preghiera delle Madri”, il movimento ha raggiunto tutto il mondo; oggi tocca anche a noi cantare insieme e forte questa poesia diffondendo il messaggio di pace e dialogo che le donne negli anni hanno cercato e cercano tutt’ora di perseguire.

Author: Miriam Molinari

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