Guida al dark web: il lato oscuro di internet dove tutto è lecito

Internet ha riaperto i giochi ma li ha anche confusi:
lo struscio elettronico consente i bluff dei vigliacchi e le bugie dei mitomani
.”
-Massimo Gramellini-


Diecimila euro in bitcoin, suddivisi in quattro pagamenti, per assoldare un sicario e provocare lesioni gravi alla ex che non voleva tornare con lui. Era questo il piano di un manager 40enne milanese finito in manette questa settimana con l’accusa di stalking e tentate lesioni aggravate su richiesta del procuratore romano Michele Prestipino. Quello che rende la vicenda inquietante è la facilità con cui il manager milanese è riuscito a mettersi in contatto con il gruppo di sicari chiamato “Assassins” per chiedere di effettuare l’aggressione alla donna. È bastato rivolgersi al dark web, la parte più oscura di internet in cui è possibile trovare di tutto: dalla droga ai sicari passando addirittura per il mercato nero dei vaccini anti covid.

Cos’è – La definizione più banale del cosiddetto dark web è apparentemente anche quella più corretta: una porzione di internet non indicizzata sui principali motori di ricerca e non raggiungibile attraverso i comuni browser. Nato per esigenze militari negli Stati Uniti, sviluppato dalla US Naval Research Lab per aumentare la sicurezza delle comunicazioni e dei contenuti, il dark web è divenuto accessibile a tutti nei primi anni duemila con lo sviluppo di un apposito browser da parte del “Tor Project”. Per accedere al dark web, infatti, è necessario utilizzare un browser anonimo specifico, come Tor o Ahmia, in grado di instradare le tue richieste di pagine web attraverso una serie di server proxy gestiti da migliaia di volontari in tutto il mondo, rendendo il tuo indirizzo IP non identificabile e irrintracciabile. L’attività degli utenti, dunque, è crittografata e protetta e di conseguenza non rintracciabile garantendo così un ampio anonimato.

Anche se spesso vengono accostati, vi è una differenza enorme tra il deep web ed il dark web. Con il primo termine, infatti, ci si riferisce a tutti quei siti che non sono rintracciabili nei motori di ricerca ma che sono raggiungibili con i comuni browser come Chrome o Firefox. Le mail, ad esempio, o le pagine riservate dei servizi di home banking rientrano in questa definizione non essendo direttamente raggiungibili dai motori di ricerca ma solo attraverso una più lunga procedura che prevede l’accesso tramite link diretto o una password. Si stima che circa il 90% dei contenuti presenti in rete siano riconducibili a questa categoria mentre solo il 5% ricada nel cosiddetto “Surface web” ovvero quei contenuti raggiungibili tramite una normale ricerca testuale sui comuni motori di ricerca. Il restante 5%, invece, è il dark web. Contenuti raggiungibili solo ed esclusivamente tramite browser appositi il cui contenuto, non sempre ma molto spesso, è di natura illegale.

Cosa succede – Non tutto quello che accade nel dark web, infatti, è illegale e spesso è anzi utilizzato per garantire la propria privacy e sfuggire a qualche genere di repressione. Tor è stato ampiamente usato, ad esempio, nel 2010 per organizzare le rivolte della Primavera Araba ed è utilizzato ampiamente in Cina per evitare la censura governativa. Molte testate giornalistiche e organizzazioni per i diritti umani utilizzano addirittura il dark web per farsi inviare nel modo più sicuro possibile materiale dalle proprie fonti più sensibili. Addirittura i principali social network hanno un proprio sito con dominio “.onion”, il più usato nel dark web, per permettere di accedere anche dalla parte più oscura di internet.

Ma, come ampiamente noto, la maggior parte di quello che accade nel dark web è oltre qualsiasi soglia di legalità. Nel 2016, Daniel Moore e Thomas Rid provato a mappare i siti presenti nel dark web. Hanno identificato 5.205 siti, quasi il 48% apparentemente inattivi e privi di contenuto. Di quelli che sembravano attivi, ben più della metà appariva illecita, ospitando una serie molto diversificata di attività illecite: 423 siti che apparentemente commerciano o producono droghe illegali, compresi medicinali soggetti a prescrizione ottenuti illegalmente; 327 siti si propongono come facilitatori per la criminalità finanziaria, come il riciclaggio di denaro sporco, la contraffazione o il commercio di conti o carte di credito rubati; 122 siti contenevano pornografia “che coinvolge bambini, violenza, animali o materiale ottenuto senza il consenso dei partecipanti”. Inoltre, Moore e Rid hanno individuato 140 siti che “sposano ideologie estremiste” o “sostegno alla violenza terroristica”, alcuni con guide pratiche o forum di comunità estremiste. 

Si tratta di numeri ovviamente indicativi e non aggiornati ma che danno ampiamente idea di cosa accada nel dark web. Senza mai utilizzare denaro vero ma attraverso pagamenti in criptovalute, come ad esempio i bitcoin, che garantiscono un maggior anonimato è possibile comprare praticamente di tutto. In siti in tutto e per tutto simili ai più noti store online si possono ordinare senza alcuna difficoltà armi, droghe di ogni tipo, sicari e nelle ultime settimane anche vaccini anti covid. Un mercato immenso e con prezzi bassissimi: con 130 euro in criptovalute si acquistano due grammi di cocaina pura, con 1.500 euro si assolda un killer professionista e basta un piccolo sovrapprezzo se si vuole che sembri un suicidio. Ma si trovano facilmente anche iPhone X “ricondizionati” (e il venditore assicura che non sono segnalati come rubati) a meno di 300 euro. Si tratta insomma di un vero e proprio territorio franco in cui operare coperti da un anonimato quasi totale. In quella minuscola porzione di internet si può trovare davvero di tutto, basta cercarlo. L’unica cosa che lo rende ancora poco diffuso, per fortuna, è la difficoltà di accesso ai siti che, non essendo indicizzati, devono essere raggiunti tramite link diretto da reperire tramite passaparola o su altri siti comunque difficilmente raggiungibili. Ma una volta superato quello scoglio sembra davvero di trovarsi in un paradiso criminale.

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