L’altra prospettiva: gli attivisti israeliani

Fino ad oggi vi abbiamo parlato delle forme di resistenza dei palestinesi alle ingerenze israeliane. Ma da tempo ormai sono in atto forme di protesta e resistenza attuate anche dagli stessi israeliani: cittadini, associazioni, collettivi e persino militari che si battono per i diritti del popolo palestinese.

A riconoscere ed indignarsi per un’occupazione sempre più capillare che causa pesanti ed incessanti violazioni di diritti umani non solo i palestinesi, prime vittime di tali violazioni. Infatti, anche all’interno della società israeliana è possibile confrontarsi con differenti gruppi di attivisti. Vari sono i gruppi, informali e non, che si occupano di prendere una posizione contro l’occupazione militare e le ingiustize da parte dello Stato israeliano nei confronti della popolazione palestinese. I gruppi di attivisti sono generalmente, ma non sempre, composti da poche persone, e ogni gruppo ha degli obiettivi ben specifici e dichiarati. Molti di essi partecipano alle manifestazioni di protesta non violente che si svolgono quasi giornalmente o settimanalmente in molti villaggi del West Bank. Tali attività servono principalmente a dimostrare la loro vicinanza e supporto alla popolazione, ma soprattutto ad attirare l’attenzionde dei media su questi luoghi, lontani dai grandi centri di scontro, che sono solitamente non conosciuti, se non addirittura dimenticati.

ATTIVISMO NON VIOLENTO Le organizzazioni sono varie e di diversa natura; alcune di queste sono reti informali che si organizzano semplicemente attraverso una mailing-list, le quali hanno come obiettivo il voler scuotere le coscienze della cittadinanza israeliana. La maggior parte di questi gruppi raccolgono un bacino eterogeneo di popolazione e si concentrano sulla collaborazione tra le due componenti del territorio, formando una rete congiunta di palestinesi e israeliani. Il tratto comune che unisce tutti i movimenti di attivisti israeliani è il perseguire le loro attività in maniera non violenta. Lo scopo di tali manifestazioni pacifiche è quello di poter aiutare la popolazione palestinese nelle loro esigenze quotidiane, ma anche e soprattutto, di porre l’attenzione sulle politiche espansionistiche del governo israeliano. Molti gruppi di attivisti sottolineano di non essere antisraeliani, bensì di essere contro l’occupazione di Israele nel West Bank.

B’T SELEM Una delle organizzazioni di attivisti nata all’interno del territorio israeliano è B’Tselem, fondata nel 1989, è considerata il centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati. La sua è un’attività di difesa a sostegno della popolazione palestinese, la quale si vede continuamente negati e violati i diritti umani fondamentali di ogni individuo. L’organizzazione documenta e pubblica statistiche e report annuali, mettendo in luce le violazioni dell’occupazione, con lo scopo di decostruire tutto il sistema che permette e legittima comportamenti di sopprusi ingiustificati e non perseguiti.

Altre ancora sono le organizzazioni che fanno pressione per una più chiara e trasparente assistenza legale fornita ai palestinesi in custodia amministrativa. Hanno come scopo il voler denunciare la violazione di alcuni diritti negati al popolo palestinese sotto il controllo militare, tra cui il diritto all’acqua e all’istruzione.

PEACE NOW Peace Now è un’organizzazione che, attraverso una vasta gamma di attività, ha l’obiettivo di educare la cittadinanza sui temi già sopraccitati e di influenzare l’opinione pubblica con il fine di avere una certa visibilità nell’agenda politica del paese. Inoltre, si occupa di informare i cittadini sulla capillare espansione degli insediamenti israeliani, attraverso il gruppo di settlement watch.

BREAKING THE SILENCE Le organizzazioni citate in precedenza sono composte da civili israeliani, attivisti che si impegnano quotidianamente per la causa palestinese. Di altra natura invece è Breaking the Silence, un’organizzazione creata da ex-soldati israeliani, che si pone come obiettivo quello di ”rompere il silenzio” sulle atrocità commesse dall’esercito israeliano durante l’occupazione. L’organizzazione nasce nel 2004, alla fine della seconda intifada, l’obiettivo è quello di raccogliere testimonianze di ciò che porta l’occupazione in Cisgiordania e portarlo alla luce all’interno del dibattito pubblico nella società israeliana, la quale, troppo spesso, sceglie il silenzio alla giustizia e l’ignoranza alla presa di coscienza. D’altronde, già nel ’75, Kapuscinsky diceva che oggi si parla molto spesso della lotta contro il rumore, mentre è molto più importante combattere il silenzio. Nella lotta al rumore è in gioco la pace dei nervi, nella lotta al silenzio la vita umana.

Author: Lamia Yasin

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